A Long Time Ago in a Galaxy Far Far Away–Star Wars: La Recensione

Ha segnato generazioni e generazioni, ha fatto sognare milioni di persone e continua a farle sognare.
È parte del DNA di valanghe di persone che sono cresciute con questa saga che è diventata una parte impossibile da sradicare a tal punto che io solo scrivendo questo incipit ho già la pelle d’oca a pensare quanto sia profondo il mio legame a Star Wars.

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Star Wars nasce nella seconda metà degli anni settanta dalla fantasia di George Lucas

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Classe 1944 Lucas, da me bonariamente chiamato Giorgione, è un carissimo amico di Steven Spielberg

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Questa fantastica foto risale all’inizio degli anni ottanta sul set de I Predatori dell’Arca Perduta ed è una delle tante immagini che ritraggono questi due registi amici dal 1967.

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Un’amicizia che si estende poi a John Williams, il grandissimo compositore che aveva iniziato a lavorare con Spielberg e poi passerà a guidare a suon di note Star Wars.

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Lucas è stato insieme a Spielberg il motore di quel cinema mainestream e blockbuster che caratterizzeranno gli anni settanta e ottanta anche se fra i due registi c’è un abisso di qualità e abilità.

Giorgione ha una mente geniale, una fantasia senza freni, inventarsi ex novo un intero mondo non è cosa da tutti. La sua creatività non ha limiti.

Peccato però che le sue abilità registiche siano tutte da rivedere.

Non tanto quanto tecnicamente quanto in termini di logistica, di ideazione e soprattutto di self control.

Tutti i registi hanno le loro fisse, i loro tarli, ma bisogna sapersi controllare mentre a Lucas è sfuggita più volte la mano finendo per macchiare qualcosa di buono. Ciò che gli sfugge più facilmente è il suo bambino interiore, quella parte infantile che è sempre stata croce e delizia di Star Wars.

Infatti Lucas va lasciato il meno possibile da solo, i capitoli migliori di Star Wars sono quelli dove Giorgione era circondato da più persone che lavoravano fianco a fianco.

La galassia lontana lontana nasce nel 1977 sull’onda di una frustrazione del trentatreenne Lucas che si è appena visto sbattere la porta in faccia da chi sta producendo Apocalypse Now, un film che Lucas voleva girare ad ogni costo.

Arrabbiato Giorgione prende carta e penna e mischiando Tolkien, la sua fantasia, la passione per i fumetti di Flash Gordon e tanto altro mette insieme ciò che diventerà Star Wars.

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È un progetto a cui nessuno crede principalmente perché Lucas crea una fantascienza puramente mainstream e blockbuster, un genere mai esplorato all’epoca e dunque rischioso.

Riceve rifiuti ovunque, la Universal neanche gli apre la porta (e penso che per quella scelta ci siano ancora produttori che si fustigano). Alla fine è la 20th Century Fox a dargli una chance seppur con enormi riserve.

Riserve che Lucas stesso ha, nemmeno lui crede nel progetto, anzi ha già dato per scontato che il film sarà un flop mostruoso motivo per cui lo riempie di creature strane decidendo di farci un gran numero di pupazzi da vendere per coprire quanto è possibile i costi.

Suonerà paradossale ma il primo Star Wars è in parte autobiografico, il protagonista del film è Luke Skywalker

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Luke è un ragazzo di un pianeta periferico desertico e isolato. È giovane, ma ambisce a qualcosa di grande esattamente come Lucas che dopo esser nato a Modesto, una cittadina californiana posta nel mezzo del nulla, punta in alto.

Tutto cambierà quando Luke incontrerà l’anziano Jedi Obi-Wan Kenobi

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Obi-Wan incarna la figura della guida, del maestro su cui grava il peso del fallimento con un allievo. In tutto questo c’è il rapporto con Francis Ford Coppola che è stato il maestro di Lucas, il rapporto fra i due si ruppe proprio dopo che Apocalypse Now venne affidato a Coppola.

L’allievo “rinnegato” è l’oscuro Darth Vader, misteriosamente diventato Darth Fener col doppiaggio italiano.

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Il costume di Vader è uno dei tanti capolavori di concept e design di Ralph McQuarrie, l’ex disegnatore della Boeing passato al cinema come artista e scenografo.

L’immagine di Vader diventerà icona e questa figura sarà per sempre associata ad uno dei migliori villain della storia del cinema.

L’iconicità nasce da quel respiratore, un profondo respiro e poi un rumore metallico, quasi un tonfo. I metodi spicci, il timore che incute nei suoi sottoposti. Le battute poche ma sempre al vetriolo che entrano di prepotenza nell’immaginario quotidiano come l’indimenticabile

I find your lack of faith disturbing

Insieme ad Obi-Wan l’oscuro Vader è ciò che resta dell’antica religione dei Jedi, guardiani e cavalieri nell’antica repubblica prima che venisse devastata dal lavoro dell’Imperatore in collaborazione proprio con Vader che cacciò e uccise tutti i Jedi. Fra cui il padre di Luke, che era un caro amico di Obi-Wan.

E a questo punto Lucas lascia la parte più personale per la mera storia: il bene contro il male, un impero tirannico sorto dalle ceneri di un vecchio governo.
Un gruppo religioso fedele ad un’energia mistica nota come la Forza che avvolge tutto quanto e da cui i Jedi traggono forza fisica e saggezza.

E quella religione sarà un altro elemento iconico che resterà scolpito per sempre, soprattutto per quella frase

May the Force be With You

Che la Forza sia con te, generazioni hanno assimilato quella frase che è diventata semplicemente leggenda.
Usata anche nel quotidiano, nel reale, era il simbolo dei Jedi che dimostravano di credere a fondo nella Forza. Talmente a fondo da ricordarsi sempre di sapere che era sempre con loro.

Lucas a questo punto ha virato alla pura storia, alla lotta della piccola ribellione contro il grande e malvagio impero.

Con tanto di salvataggio della classica principessa: Leia (diventata Leila nella versione italiana)

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All’apparenza semplice nobildonna del ricco pianeta Alderaan è in realtà una donna coi pantaloni molto tenace e dal carattere combattivo.

E così come c’è l’eroe c’è anche l’antieroe, la canaglia dal cuore buono: Han Solo (Ian Solo nel pessimo adattamento italiano)

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Han è un pirata, contrabbandiere, strafottente, all’apparenza avido, ma poi si scoprirà essere un uomo di profondi valori unendosi alla lotta ribelle. Ha al suo fianco il tenerissimo tappeto ambulante Chewbacca.

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Un Wookie, una delle tante razze aliene che popolano la saga di Star Wars. Si esprime solo attraverso latrati e ringhi, ma sfodera una tenerezza e momenti epici e leggendari.

E non potevano mancare le spalle comiche: i robot C-3PO (a sinistra), il saputello della saga, e R2-D2 (a destra) un piccolo astrodroide che si esprime solo a beep ma che è sempre stato un altro grande simbolo del film.

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E tutto si chiude con una spettacolare battaglia fra caccia ribelli e caccia imperiali con quell’altra frase che passa alla storia

S-Foils in Attack Position

Quando i caccia spiegano le ali poco prima della battaglia.

Alla fine i buoni vincono, i cattivi perdono e i buoni festeggiano.

Lucas punta ad un cast praticamente sconosciuto: Mark Hamill nei panni di Luke, Carrie Fisher nei panni di Leia. Il grande Harrison Ford nei panni di Han.
L’unico attore di punta era Alec Guinnes che va ad interpretare Obi-Wan.

Sotto il costume di Vader si trova David Prowse

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Due metri di altezza per oltre cento chili di peso, il suo fisico statuario conferisce imponenza fisica alla figura di Vader ma il suo pessimo accento non da giustizia ad una figura come Vader e pertanto Lucas va a cercare una voce carismatica sfruttando il fatto che nel film Vader non si vede mai in faccia.
Alla fine la scelta cade su James Earl Jones il cui vocione profondo e cupo risulta perfetto per il personaggio.

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Sotto la pelliccia di Chewbacca, chiamato affettuosamente Chewie, c’è l’ex infermiere inglese Peter Mahyew

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Fu scelto per il ruolo per via della sua statura: 2.18 metri.

Sotto il costume dorato di 3PO c’è invece l’attore teatrale Anthony Daniels

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Mentre R2 è mosso dal nano Kenny Baker

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Il cast si rivelerà un anello abbastanza debole: Alec Guinnes appare assiduamente solo per metà film che poi verrà interamente monopolizzato da Ford la cui bravura si vede già mentre Hamill e la Fisher risultano davvero inesperti e un po’ spaesati.
Prowse praticamente mai pervenuto, potevano pure cambiare attore ad ogni scena che nessuno si sarebbe accorto visto che tolto il fisico non ha dato nulla. Discorso analogo per Mahyew ma anche per Baker mentre invece per quel che riguarda Anthony Daniels secondo me pur recitando con un costume è riuscito a dare molta caratterizzazione a 3PO che nonostante quel fare da maestrino risulterà uno dei personaggi meglio riusciti del film.

Film che devasta Lucas: non riesce ad interagire bene con gli attori, sarà l’esperienza di Guinnes a mantenere unito il cast, ricevendo diverse lamentele soprattutto da Ford che un giorno gli dirà apertamente Tu puoi anche scrivere questa merda ma io di sicuro non la recito.

Lucas è scontento degli effetti, della realizzazione, non ha fiducia nel progetto.

Fonda una società che si occupi degli effetti: la Industrial Light Magic ma continua a non trovare ciò che vuole, continua a non riuscire a portare sullo schermo ciò che vorrebbe.

È una sfida che sfianca Lucas a tal punto che sarà ricoverato per un esaurimento nervoso, quando torna Giorgione impone altri standard per gli effetti e si mette a montare lui il film pur rimanendo sempre insoddisfatto e sicuro del fallimento.

Completa il film pur sentendolo sempre “zoppo”, incompleto, imperfetto, sa di non aver potuto mettere tutto ciò che vuole.

Il 25 maggio 1977 Star Wars debutta al cinema mentre Lucas è probabilmente già alla ricerca di un altro lavoro.

Ma il botteghino lo smentisce e lo prende in contropiede: da signor nessuno che veniva da una piccola cittadina di provincia ad un mito, un dio osannato da folle di giovani e non giovani che assimileranno questo mito della fantascienza che segnerà per sempre un’epoca.

Lucas vara la fantascienza popcorn, mainstream, quella distaccata dalla profondità esistenziale che muoveva le opere fino a lì prodotte.

Quel film per quanto semplice e molto ridotto in termini di canovaccio ha un valore affettivo che supera qualsiasi cosa. Ha frasi, battute, momenti leggendari che scorrono davanti ai miei occhi mentre ne parlo.
John Williams firma una colonna sonora spettacolare che nel 1978 gli varrà un meritatissimo Oscar perché tracce come Force Theme

L’enorme successo spinge la 20th Century Fox a chiedere un sequel che uscirà nel 1980 con il titolo di L’Impero Colpisce Ancora

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Ma prima di arrivare a questo film la strada è molto lunga e tortuosa: Lucas ha pessimi ricordi delle riprese del primo film e non intende girare il seguito.
Non è soddisfatto dei trucchi e degli effetti, non vuole riprovare la stessa frustrazione e lo stesso stress, vorrebbe solo dedicarsi alla produzione di un progetto con l’amico Spielberg: il progetto di un avventuroso archeologo in ambienti esotici alla ricerca di oggetti misteriosi (e da qui nascerà poi la saga di Indiana Jones).
In più Lucas ha fondato e sta sviluppando la sua casa di produzione LucasFilm ed è molto impegnato in questo lavoro.

L’idea di un sequel prende però forma quando la produzione mostra a Lucas un giovane e brillante sceneggiatore: Lawrence Kasdan.
Kasdan si rivela una manna dal cielo, un’ottima testa al lavoro mentre Irvin Kershner viene scelto come regista. Lucas sceglie lui perché Kershner fu suo professore alla scuola di cinema.

Uno Star Wars non totalmente condotto da Lucas ma sviluppato in maniera condivisa fra più teste fa si che si ottenga un sequel che compie un’enorme salto di maturità.

La lotta fra bene e male diventa più adulta, profonda, Star Wars mantiene il suo spirito semplice e quasi fiabesco sapendo però affondare molto bene negli argomenti più “adulti”.
La natura dell’impero, la sua organizzazione, la sua forma, i suoi meccanismi interni.
Vader ha un ruolo enorme, diventa ancor più malvagio soprattutto per via di quelle scene in cui elimina un’ufficiale che lo ha deluso e nello stesso istante promuove il sottoposto. E il tutto senza toccarli, li soffoca usando la Forza.

Kershener e Kasdan portano Star Wars ad un altro livello credendoci di più nelle capacità del prodotto con il beneplacito di Lucas che si gode i risultati di un film ancor più emozionante ed iconico, che consolida il mito di Star Wars grazie a passaggi ancor più leggendari del primo film.

L’Impero Colpisce Ancora vede entrare in scena la figura di Yoda

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Nell’immagine c’è la versione moderna digitale fatta col computer, nel 1980 venne realizzato come pupazzo disegnato da Frank Oz che gli diede anche la voce.

Yoda è un altro personaggio iconico della saga, un piccolo alieno di quasi 900 anni (fa parte di una razza molto longeva) caratterizzato da quella parlata dove il verbo viene messo in fondo:
Molto originale egli è.

Yoda, che è molto anziano e sa di essere prossimo alla morte, si mette ad addestrare Luke nel tentativo di ridare ai Jedi la rinascita e il ritorno che meritano nel tentativo di soffocare il Lato Oscuro della Forza, il male che alimenta e muove Vader.

L’addestramento di Yoda è in assoluto il momento più bello di Star Wars e qualsiasi parola non darebbe giustizia, vi lascio la scena in cui Yoda spiega cos’è davvero la Forza.
Io vado a farmi passare la pelle d’oca e asciugarmi gli occhi.

For my ally is the Force, and a powerful ally it is

In una sola frase si riesce a far capire quanto Yoda creda ciecamente nella Forza in uno dei momenti più leggendari di una saga leggendaria in un film che inizia sul ghiacciato Hoth con la spettacolare battaglia che segna il ritorno dell’impero rispondendo alla distruzione della Morte Nera e poi si chiude al duello fra Luke e Vader.

Il confronto fra gli esponenti maggiori del bene e male è epico, mozzafiato e si chiude con quel

No, I am your father

Che Vader rivela a Luke portando a galla che il padre di Luke non è morto, è diventato Darth Vader.

Per quante volte veda L’Impero Colpisce Ancora questa affermazione è e resterà uno dei più immensi cliffhanger della storia cinematografica.
Un collegamento quasi classico ma dannatamente spettacolare, l’eroe buono, il simbolo della speranza dei Jedi legato a duplice mandata a chi più di tutti incarna il Lato Oscuro.

L’Impero Colpisce Ancora lo piazzo al primo posto nella mia personale classifica dell’esalogia di Star Wars mentre il film del 1977 è al terzo posto.

Un sequel immenso, maturo, capace di ampliare soprattutto la storia. Il mito e la leggenda già c’erano, ciò che ci voleva era proprio un salto nella sceneggiatura.

La regia è molto più curata e infatti il film è quello che meno ha subito ritocchi col passare degli anni. In certi passaggi non mi basta la mia di pelle da farmi accapponare e il colpo di scena finale è il modo migliore per far cadere una bomba devastante.

Non voglio togliere nulla a Lucas che ha comunque collaborato al progetto scrivendone il soggetto e facendo da supervisore ma ben venga un altro regista e uno sceneggiatore in più visto i risultati.

Come detto è meglio tenere per mano Giorgione che quando viene mollato rischia di sbandare pericolosamente mosso dalle sue fissazioni e dal suo lato più infantile.

E infatti la cosa accade con il film che non si doveva assolutamente sbagliare e cioè il terzo capitolo, il più importante ai fini della saga visto che portava a compimento la trilogia.

E questo ci porta a Il Ritorno dello Jedi che uscirà nel 1983

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Una cagata pazzesca, il modo perfetto per mandare in vacca la prima trilogia di Star Wars in due ore scarse.

Ufficialmente il film è girato da Richard Marquand e scritto ancora da Kasdan, ma in realtà Giorgione ha soverchiato la gerarchia e si mette a dettar legge.

Marquand è un fantoccio che dovrà cedere la poltrona per il gran finale che Lucas vuole girare, Kasdan invece ha offerto diverse sceneggiature molto interessanti ma Lucas le cestinerà tutte.

Queste sceneggiature alternative si trovano su Internet, la più bella che ho letto è quella dove la ribellione attaccava la capitale dell’impero con una lunga e molto emozionante battaglia spaziale.

Lucas spiegherà negli anni i motivi delle sue azioni in una frase che mi ha spinto sempre a volergli spaccare la faccia: volevo un luna park.
In quegli anni Lucas era diventato padre e spinto da questo evento famigliare voleva un film gioioso, divertente, qualcosa di leggero senza complicazioni.

Il risultato è che questi cosi, gli Ewok

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Finiscono per sconfiggere a colpi di fionde la miglior legione dell’impero che sembrano l’armata Brancaleone.

Il film è un miscuglio di idee riciclate come una nuova Morte Nera e un nuovo assalto con tanto di battaglia spaziale peccato che non ci sia la stessa emozione del primo film. L’unica cosa davvero epica è quel

It’s a trap!

Esclamato da Ackbar poco prima della battaglia.

Tutta la struttura politica va a farsi benedire, l’impero non viene più caratterizzato e la ribellione rimane un club privato non considerato al di fuori del quartetto Luke-Leia-Chewie-Han.
Non si pretende un trattato di politica o un thriller politico, però un minimo come fatto nel secondo film.

Darth Vader passa da un personaggio immenso ad una figura poco chiara: per due film e mezzo viene dipinto come qualcosa di mostruoso, un paio di battute di Luke e diventa buono. C’è più di un anello saltato nella caratterizzazione.

Tanto più che il film vede l’ingresso dell’Imperatore.

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Perché Vader si redime e l’Imperatore no? Cosa li differenzia a livello caratteriale? Ci vorranno vent’anni per avere queste risposte.

Ne Il Ritorno dello Jedi questa cosa non è minimamente considerata, l’Imperatore stesso è solo un cattivo da copione che appare poco e viene ucciso in fretta sprecando le abilità recitative di Ian McDiarmid

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Attore teatrale che avrebbe potuto dare tantissimo alla figura di Palpatine, il nome dell’Imperatore, se non fosse stato per una sceneggiatura che vuole celebrare la vittoria del bene senza preoccuparsi di quante merde finisci per pestare per arrivarci.

Da Winnie the Pooh che fa fuori uno degli eserciti migliori della galassia alla battaglia spaziale noiosa passando per cambiamenti caratteriali caduti letteralmente dal nulla.

Salvo la sequenza conclusiva, il funerale vichingo di Vader e i festeggiamenti lungo la galassia. Tutto il resto è da cestinare in blocco.

Non aiuta la sempre più misera recitazione soprattutto del duo Fisher-Hamill che nonostante gli anni passati non hanno minimamente imparato qualcosa e si rivelano veramente cani di razza con tanto di pedigree.

La scena in cui Luke rivela a Leia che sono fratello e sorella è da brividi in senso negativo. Fra battute di una banalità disarmante (sei mia sorella, risposta: si, l’ho sempre saputo) e una recitazione davvero a livello amatoriale c’è da cavarsi gli occhi.

Al film manca quell’epicità da capitolo conclusivo, quell’emozione della fine che arriva. E già si vede dalla morte totalmente anonima di Yoda che spira in una maniera insulsa senza dare nulla quando doveva essere uno dei momenti più drammatici della saga.

Qua e la sprazzi del bel Star Wars che fu ci sono, ma molto rari e sommersi da una marea di cazzate che fanno di questo film un finale dal sapore amaro e dalla profonda delusione.

Il problema è Giorgione, accecato dal successo e dalle questioni personali ha voluto tenersi il giocattolo tutto per sé facendo prevalere la sua parte più infantile che ha guidato il film in una tragedia cinematografica.

Ci voleva Spielberg a cui fu proposta la regia, ma la dovette rifiutare.

Dovette rifiutare perché Spielberg era un’esponente di spicco del sindacato dei registi che in quegli anni era in lotta con Lucas che non aveva posto il nome di Kershner subito all’inizio de L’Impero Colpisce Ancora.

Nonostante faccia schifo Il Ritorno dello Jedi al botteghino sarà comunque un successo e io stesso non nego che quando ero piccolo mi divertivo tantissimo a vederlo, ma ad ormai quasi 26 anni con più senso critico non sarei obiettivo se non dicessi che quel film è una delusione cocente.

Giorgione si chiuse in un isolamento monastico ringalluzzito quando all’inizio degli anni novanta la sua Industrial Light Magic portò sullo schermo i bellissimi dinosauri di Jurrasic Park.
Lucas comprese che la tecnologia aveva fatto passi da gigante, comprese che forse poteva fare film riuscendo a metterci davvero tutto e farli senza finire in ospedale.

Pertanto riunì il cast originale e avanzò l’idea di proseguire, ma Ford rispose picche: non voleva più essere Han Solo.

Senza Han non si poteva andare avanti, Lucas decise pertanto di tornare indietro: dal film originale del ’77 riavvolse il nastro di 32 anni per raccontare come Anakin Skywalker divenne Darth Vader, come Palpatine assunse il potere e come la Repubblica e i Jedi finirono per svanire lasciando il posto all’Impero.

Pertanto la vecchia trilogia viene dotata di numeri: Episodio IV, Episodio V, Episodio VI mentre al film del ’77 viene aggiunto il titolo Una Nuova Speranza in quanto non sarà più l’inizio della storia ma solo un capitolo intermedio.

Giorgione si mette al lavoro e dimostra che invecchiare gli ha dato un po’ più di esperienza e già nella fase di casting dimostra più lungimiranza: la vecchia trilogia era un one man show interamente fondato sulla bravura di Ford mentre per la nuova trilogia Lucas punta ad una maggior coralità.

Liam Neeson viene chiamato per interpretare Qui-Gon Jinn

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Qui-Gon apparirà solo nel primo episodio richiamando un po’ la figura del vecchio e saggio Jedi che nella prima trilogia era impersonato da Obi-Wan.
Il personaggio di Kenobi non potrà mancare ma molto più giovane e quando lo incontriamo è ancora un allievo. Il ruolo va ad Ewan McGregor

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McGregor viene scelto per la sua bravura ma anche per la somiglianza con Alec Guinnes, somiglianza che col passare dei film viene ampliata anche grazie al make up e nel terzo film McGregor sembra davvero Alec Guinnes ringiovanito di vent’anni

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McGregor si rivelerà uno dei migliori attori della nuova trilogia, fan sfegatato della saga era il sogno di una vita interpretare un ruolo in Star Wars finendo per interpretare il ruolo più importante, Obi-Wan avrà un ruolo fondamentale e centrale nella nuova trilogia di Star Wars.
McGregor lo sa e ci mette anima e corpo, lavorando moltissimo sull’emulare molto l’accento e le movenze di Guinnes.

Come figura femminile protagonista Lucas sceglie la giovanissima Natalie Portman

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La Portman interpreterà Padmé Amidala, futura madre di Luke e Leia. Più bella e brava della scialba ed anonima Carrie Fisher era salita alla ribalta per il ruolo di Mathilda nel bellissimo thriller Leon.

Ian McDiarmid viene richiamato per interpretare il personaggio di Palpatine, all’epoca semplice senatore, così come tornano Anthony Daniels e Kenny Baker. Non ci sarà Chewie, ma c’è Samuel L Jackson

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L Jackson aveva sempre ammesso di voler interpretare un ruolo in Star Wars e Lucas gli da la possibilità di essere Mace Windu, uno dei più importanti Jedi dell’alto consiglio.

Torna Yoda, nuovamente usato come pupazzo, mentre Giorgione compie una grande scelta quando fa interpretare Anakin a Jake Llyod che aveva dieci anni.

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Una scelta davvero intelligente e di grande impatto: questo bambino così generoso, altruista e buono come può diventare l’oscuro e malvagio Darth Vader?

La nuova trilogia debutta nel 1999 con La Minaccia Fantasma

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Il film sarà un trionfo al botteghino, c’era gente che pagava biglietti di altri film pur di vedere il trailer al cinema, trailer che ricordo ancora nonostante gli anni passati: tutte le saghe hanno un inizio con la musica di Star Wars sotto.

Un’emozione indescrivibile, il ritorno tanto atteso e sperato sedici anni dopo l’ultimo film.

La Minaccia Fantasma non è però perfetto.

Da una parte Lucas è ancora palesemente mosso dalla stessa stupidità infantile che lo aveva portato a decidere che gli Ewok potevano battere l’impero. Ed ecco dunque che il film ha come figura centrale l’odiosissimo Jar Jar Binks

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Immaginato come una figura comica goffa alla Pippo risulterà essere un imbecille fastidioso come un gatto aggrappato ai maroni che rovinerà sempre il ritmo della narrazione.

Lucas poi sbaglia molto nella gestione degli effetti speciali lasciandosi prendere la mano troppo allungando certi momenti che sembrano davvero infiniti.

E poi l’errore più grande e cioè inserire i midi-chlorian spiegando il meccanismo biologico che differenzia i Jedi dalle altre persone. Un voler a tutti i costi chiarire cosa sia la Forza e come funzioni quando la spiegazione di Yoda in Episodio V era più che sufficiente ed esaustiva.

Tuttavia rispetto a Il Ritorno dello Jedi Lucas riesce anche a tornare in carreggiata lasciando il senso di delusione a metà perché senza le bambinate Episodio I avrebbe potuto essere molto più bello.

In primis i Sith, finalmente nominati all’interno della saga di Star Wars. L’ordine opposto a quello dei Jedi, i seguaci del Lato Oscuro, la Minaccia Fantasama del titolo.

A Palpatine inizia ad esser data giustizia riuscendo a scollargli di dosso il ruolo di cattivo per copione mostrando la sua intelligenza manipolatoria per giungere al potere risultando al di sopra di ogni sospetto.
Viene anche rivelato il suo nome da Sith: Darth Sidious. Non so perché ma ho sempre adorato questo nome.

Giustamente Lucas non lo getta fin da subito nella mischia, lascia che per il momento Palpatine risulti ambiguo e una pura minaccia fantasma. Pertanto ha bisogno di un’ulteriore cattivo e nasce così Darth Maul

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Allievo di Darth Sidious è interpretato dallo stuntman Ray Park risulterà essere un personaggio del tutto anonimo e scialbo, utile più per la sua fisicità e per avere un cattivo da usare.

L’altro elemento molto importante è la Profezia che sarà utilissima nell’economia della saga facendo guadagnare qualcosa di più ad Episodio VI.

Secondo un’antica profezia Jedi ci sarà un Prescelto capace di eliminare i Sith e riportare ordine ed equilibrio nella Forza. Il Prescelto è ovviamente Anakin, concepito dalla Forza stessa.
Nonostante lo scetticismo dei Jedi alla fine la Profezia sarà vera e Anakin sarà effettivamente il Prescelto eliminando Palpatine per poi morire così da porre fine alla stirpe dei Sith riportando ordine ed equilibrio nella Forza.

Un maggior apporto del meccanismo politico mostrando la Repubblica nel momento di massimo splendore, ma anche di inizio della fine con l’ascesa di Palpatine a Cancelliere della Repubblica, da alla storia il giusto spessore.

Un film a due facce: funzionale quando si tratta di dare a Star Wars un tocco più maturo, da cestinare quando ci sono le fissazioni di Lucas che macchiano il progetto.

Un cast più corale permette di godersi al meglio il prodotto.

Neeson saprebbe rendere interessante persino un elenco telefonico, McGregor è abile nel mostrare un Obi-Wan più spiritoso e dinamico ma che già mette in luce una saggezza di fondo.
Amidala da giustizia al lato femminile con un personaggio davvero interessante e ben recitato oltre che ben costruito ricalcando un po’ lo spirito di Leia: nobildonna dallo spirito guerriero.

La battaglia spaziale finale sa abbastanza di stantio, ma Lucas bilancia le cose con una battaglia terrestre molto più riuscita delle passate e un duello a tre fra Obi-Wan, Qui-Gon e Darth Maul che è il vero punto di forza.

Lucas osa molto di più nella costruzione dei duelli, quelli della prima trilogia erano molto statici, poco fisici.
Visto che la Forza rafforza anche le capacità fisiche Lucas prende la corretta di decisione di dare un tocco più veloce e acrobatico ai suoi duelli con nuovi coreografi che studiano tecniche di combattimento più spettacolari che rendono l’idea di quella Forza che rafforza il fisico.

John Williams poi correda il tutto con la bellissima Duel of the Fates che io trovo perfetta ed epica.

Unico piccolo neo al duello il fatto che il risultato sia già scritto: Obi-Wan vive, Qui-Gon e Maul muoiono. Nonostante questo il duello scorre via che è un piacere fino alla fine ben montato e incrociato con le altre battaglie.

Il funerale vichingo di Qui-Gon è una scena dall’alto impatto sia per il momento solenne, sia per ciò che accade durante la funzione.

Da una parte Obi-Wan, neopromosso cavaliere Jedi, dice ad Anakin

The council has granted me permission to train you. You will be a Jedi, I promise.

E qui pelle d’oca, poi la camera si sposta su Mace Windu e Yoda che parlano del ritorno dei Sith chiedendosi se quello morto fosse l’unico e in quel momento la telecamera indugia piano piano sul volto di Palpatine.

Tirando le somme non mi sento bocciarlo in toto, rispetto ad Episodio VI ha tentato di valorizzare le sue potenzialità per quanto affossate dalle fisse di Lucas che però rispetto a Il Ritorno dello Jedi è riuscito a non mandare in rovina tutto.

Episodio I segnerà l’inizio di una faida o meglio una crociata guidata da quello che io definisco lo “zoccolo duro” dei fan.

A questo zoccolo duro non è andato a genio l’Episodio I e ci può stare quando mi parli di Jar Jar o dei midi-chlorian, ciò che è esagerato è prendere di punta l’intero progetto dei prequel su basi alquanto assurde.

La loro critica si può racchiudere che Star Wars senza Han non è Star Wars: criticano lo spirito politico, criticano l’abbandono del tocco più “povero” per tutti questi mondi sfarzosi, criticano persino che un bambino di 9 anni (l’età che ha Anakin) riesca a distruggere un’intera nave da solo.

È vero, Star Wars ha tutt’altro tono: molto più adulto, molto più maturo, molto lontano da quello della prima trilogia.

Una cosa anche giusta, cosa voleva lo zoccolo duro? Un copia e incolla della prima trilogia?

L’assenza di un tono “povero” per più sfarzosità è inevitabile visto che si passa da pirati a contrabbandieri a Jedi, diplomatici, regine e più genericamente un mondo con molta più etichetta.

Sul fatto che Anakin a 9 anni riesca a distruggere una nave è la semplice messa in opera di quella frase che Obi-Wan disse sulle capacità come pilota di Anakin.

Quindi sostanzialmente le critiche non sono così assurde, ciò che è assurdo è il comportamento, è l’ostruzionismo ad oltranza e la presa di petto giusto per arrivando a compiere clamorosi autogol come quello di sostenere che la vecchia trilogia fosse di tutto perfetto.

Autogol come definire i Gungan, la razza di Jar Jar, una scelta disastrosa che è però figlia della stesse fissazioni che portarono a creare gli Ewok. Ma per lo zoccolo duro gli Ewok vanno bene, i Gungan no.

Ma qual’è la differenza? Stupidi entrambi, inutili entrambi, dannosi entrambi.

Ah no, già giusto: gli Ewok sono nella vecchia trilogia, questo li rende intoccabili.

Lo zoccolo duro veleggia fra una critica costruttiva e lo sparare a zero abbastanza a caso con esagerazioni di chi proprio ha preso l’intero progetto prequel di punta e non si è smosso di un centimetro.

Un po’ di elasticità che non vuol dire farselo piacere a forza, ma l’intransigenza ad oltranza sfiora il fanatismo assoluto.

Tanto più che già L’Impero Colpisce Ancora aveva messo in luce che Star Wars poteva raccontarsi con un tono più adulto.

Ma lo zoccolo duro non mi ha mai saputo, o meglio non ha mai voluto, sviscerare bene queste argomentazioni aggrappandosi allo scoglio del la vecchia trilogia era perfetta, la nuova perché manca Han.

La crociata dello zoccolo duro si amplia con l’arrivo del secondo episodio nel 2002: L’Attacco dei Cloni

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Le critiche dello zoccolo duro vanno soprattutto in due direzioni: la prima è Hayden Christensen

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Chiamato ad interpretare il giovane Anakin effettivamente offre una prestazione penosa.

Tanto quanto quella di Hamill però, concedetemi questa frase un po’ provocatoria: non è che Hamill fosse tanto meglio alla sua prima apparizione.

Christensen mette in luce un sacco di limiti, ma poi con il terzo film mostrerà un piccolo miglioramento. Nulla di sensazionale o per cui strapparsi i capelli, ma sicuramente apprezzabile e che dimostra che il fallimento in Episodio II forse è figlio più di inesperienza.

Il secondo punto fortemente criticato è la storia d’amore fra Anakin e Padmé Amidala.

Okay è banale e retorica. Ma nella galassia lontana lontana di Star Wars i bambini non nascono sotto i cavoli, Luke e Leia dovevano nascere e quindi era una trama inevitabile.

L’alternativa alla storia d’amore era che Padmé e Anakin sbronzi persi finiscono per una botta e via, direi che però è meglio sopportarsi la storia d’amore.

Tanto più che bisogna tenere conto che Lucas è uno scrittore che a momenti si incarta sui generi a lui più congegnali, figurarsi un genere che non ha mai esplorato in tutta la sua vita.

Comunque sono difetti, sono punti deboli, ma il film non finisce qui.

Per lo zoccolo duro invece si, per loro non c’è altro: Episodio II è Christensen che non sa recitare e la storia d’amore.

Un po’ di elasticità mentale non ammazza però perché Episodio II non è affatto concentrato qui, anzi il film nel suo complesso dimostra che a Lucas è spuntato un po’ di senso autocritico riuscendo a frenarsi da solo mettendo Jar Jar in un ruolo marginale e concentrandosi più sulla storia e sulla trama narrando dell’avvento della Guerra dei Cloni, il conflitto già citato nella saga originale.

Si punta più alla concretezza della storia senza perdere tempo in situazioni vuote e senza senso. Si sperimentano anche nuove trame come quella di stampo detective con Obi-Wan a seguire indizi su indizi per venire a capo di un complotto.

La computer grafica è utilizzata sempre in quantità enormi, ma con una logica ben precisa votata soprattutto ai mondi.

Io non sono un’amante della CGI, però per Star Wars ne ho sempre riconosciuto la necessità principalmente per i mondi.

Qual’è la frase simbolo di Star Wars? Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana.

In una galassia lontana lontana che però è sempre stata fin troppo vicino vicino alla nostra con un sacco di mondi simil terrestri e ben pochi di natura puramente aliena.

Okay erano gli anni settanta/ottanta e i trucchi quelli che erano. Ma nel duemila perché frenarsi, perché non usare la CGI per portare quel tocco alieno che manca da sempre? E così ben venga se a Giorgione prude il mouse e disegna un mondo al computer.
Kamino, uno dei pianeti su cui è ambientato Episodio II, è qualcosa di veramente bello.

Yoda viene digitalizzato e questo permette al personaggio di poter finalmente esprimere espressioni così da capirne meglio le emozioni. Il pupazzo aveva un sacco di limiti sotto questo punto di vista.

La digitalizzazione di Yoda da modo anche di farlo duellare. Ci sono esponenti della zoccolo duro che non hanno perdonato a Lucas una scena che uno è spettacolare e due ci sta senza grossi problemi: Yoda è un Jedi e come tale deve essere pronto a impugnare la spada laser.

L’unica cosa brutta della scena in cui Yoda duella è quel grido da battaglia che infatti verrà tolto da Episodio III dove il personaggio verrà migliorato nella sua resa grafica.

Altro punto a favore di Episodio II è la storia che vede gettare i semi da cui poi sorgerà Darth Vader: analizzare come Anakin a differenza di altri allievi Jedi abbia provato emozioni che gli danno una personalità molto diversa e il suo profondo legame con la Forza fa si che abbia la capacità di percepire in anticipo la morte e vede così che la madre soffre ed è in grave pericolo di morte.
La perdita della madre e le emozioni ad esse connesse unite ad un’impulsività e scarsa capacità di saggezza rendono Anakin una bandiera in balia del vento diviso fra lealtà ai Jedi e lealtà alle proprie emozioni.

Un tritacarne umano da cui poi Anakin ne uscirà a pezzi sotto ogni punto di vista: fisico e personale.

Christensen non offre giustizia a tutto questo, ma la trama è molto intrigante e di spessore come si richiede da un passaggio molto importante e cioè come Anakin è diventato Vader.

Giorgione comprende poi che i combattimenti coi caccia hanno fatto il loro tempo e che con la CGI può dare vita a battaglie terrestri meglio realizzate. E tutto parte con un grande rave party di Jedi in quel di Geonosis dove si mettono a combattere contro i droidi.

Poi dopo i Jedi è il turno dei cloni costruiti usando come base il cacciatore di taglie Jango Fett e così Lucas va ad esplorare le origini di un personaggio apparso in Episodio V e Episodio VI: Boba Fett che si scopre essere un clone di Jango.

Fino alla fine del film Palpatine è e deve rimanere una minaccia fantasma e pertanto c’è ancora bisogno di qualcun altro che faccia da avversario e consapevole del fallimento di Darth Maul Lucas pensa ad un villain di maggior prestigio costruendo Dooku

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Il personaggio è interpretato da Christopher Lee e concedetemi di aprire una piccola parentesi per questo attore scomparso una settimana fa.

Aveva 92 anni Sir Christopher Lee, uno dei migliori cattivi di sempre. Saruman, il Conte Dracula, Fu Manchu, la Mummia, l’uomo dalla pistola d’oro nell’omonimo film di James Bond.

Era un grandissimo attore capace di conferire un carisma enorme ai suoi personaggi che riuscivano comunque a conquistarsi il pubblico nonostante la loro malvagità.

E lo stesso vale per Dooku: non appare molto, ha un time screening limitato, però da quelle poche scene si vede il valore dell’attore capace di portare un villain molto più funzionale di Darth Maul.

E il personaggio è scritto davvero bene, è costruito come un precursore di ciò che sarà Vader: un’idealista che ha abbracciato il Lato Oscuro per plasmare l’universo alle sue idee.

Grazie a Dooku abbiamo poi il grande plot twist del film quando viene a galla che l’intera guerra è un piano costruito a tavolino da Palpatine che guida ambedue i fronti in guerra allo scopo di far emergere il suo dominio dalle ceneri di quel conflitto.

In quella scena c’è un po’ tutta l’identità del film: un film di passaggio, intermedio, costruito soprattutto nella parte finale per gettare le basi per l’ultimo atto. Palpatine stesso abbandona il ruolo di minaccia fantasma per una discesa in campo vera e propria.

Oltre a questo il matrimonio fra Anakin e Padmé che porterà alla nascita i gemelli, la guerra che segnerà la fine della Repubblica e dei Jedi.

L’identità intermedia è praticamente ovvia, il film non poteva che essere così. Però diverte, intrattiene, scorre bene e Giorgione trova il modo di farsi perdonare le cazzate di Episodio I.

Errori ce ne sono sempre, ma quelli non sono mai mancati in una saga che è e rimane imperfetta ma nonostante questa sempre emozionante e bellissima.

Nel 2005 esce l’ultimo capitolo: La Vendetta dei Sith

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E questo film conferma ciò che già avevo detto e cioè che se Giorgione non viene lasciato solo si può tirare fuori veramente la perfezione da Star Wars.

Ufficialmente il film è scritto e girato da Lucas, ufficiosamente è stato costruito con la collaborazione di Spielberg.
Lucas stesso ha ammesso che l’amico Steven lo ha aiutato nell’ideare il duello fra Obi-Wan e Anakin, ma in tutto il film si vede che c’è un’altra mano dietro.

Un film maturo, cupo, drammatico, solido nella sceneggiatura e senza sbavature o errori. L’unica pecca è che nel montaggio conclusivo non sono state inserite le scene in cui si inizia a pensare alla ribellione.

Ambientato nel pieno della guerra dei cloni vede un Palpatine sempre più avvinghiato alla poltrona con i Jedi che lo guardano sospettosi e la democraticità della Repubblica fatta a pezzi per dare più potere decisionale a Palpatine e ridurre i tempi decisionali.

Lo scontro diplomatico è inevitabile soprattutto quando muore Dooku: il personaggio di Christopher Lee ha un ruolo minuscolo ma anche in quei dieci minuti scarsi sa essere immenso soprattutto quando, dopo esser stato sconfitto in duello da Anakin, sente Palpatine istigare Anakin a finirlo.
Dooku sa della duplice natura di Palpatine e comprende benissimo d’esser stato tradito, comprende che lui era solo uno strumento non più utile. E Christopher Lee sfodera uno sguardo in cui si può intravedere la consapevolezza di un personaggio che sa d’aver sbagliato tutto.

I separatisti che combattono la repubblica hanno ancora un leader in circolazione, ma la morte di Dooku cambia molte cose.

Si potrebbe iniziare a trattare una resa, ma Palpatine vuole la sconfitta militare totale e pertanto mantiene il potere e ne guadagna ancor di più spingendo i Jedi a diffidare totalmente di lui e negli ambienti più alti dell’ordine inizia a circolare l’idea di effettuare un golpe.

Lo scontro diplomatico è servito, cancellierato e Jedi si ritrovano uno contro l’altro con in mezzo Anakin a cui tutti chiedono qualcosa e nessuno lo ascolta quando è nuovamente inseguito dalle sue visioni: queste volta vede Padmé morire di parto. E nel secondo film aveva fatto una promessa: non perdere più nessuno, impedire la morte della persone a cui teneva.

Però non sa cosa fare e così Anakin va a chiedere consiglio a chi rappresenta Lato Chiaro e Lato Oscuro aprendo a due delle scene più belle del film.

Yoda lo invita a lasciare andare, ad imparare a distaccarsi e accettare la morte. Palpatine lo invita a sfruttare ogni sfumatura della Forza affermando che bene e male sono solo punti di vista.

Palpatine è il grande punto di forza della storia, vent’anni prima era stato sfruttato malissimo, nei primi due episodi incarnava la minaccia fantasma che volava basso.
Ma ora che la vendetta dei Sith è prossima a compiersi Palpatine deve essere in prima linea e McDiarmid mette in scena un personaggio diabolico, dotato di un’intelligenza finissima capace di fare e disfare una tela. Una figura che si evolve man mano che la situazione volge a suo favore usando tantissimo mimica e timbro vocale per mostrare anche come emerga la vera natura di questo personaggio.

E proprio da questo spunta la tanto attesa risposta che Il Ritorno dello Jedi non dava: perché Palpatine non si redime ma Vader si, dove sta la differenza?

Dopo 22 anni (meglio tardi che mai) Lucas da una risposta mostrando chiaramente come Palpatine sia il male stesso, incarnazione del Lato Oscuro in una sorta di diavolo forgiato dall’oscurità fin dall’inizio. Anakin invece è solo una vittima e per quanto male può fare in lui è e rimarrà sempre una parte positiva.

E infatti c’è una scena, per me bellissima, in cui Anakin è fermo dopo l’ennesimo massacro e una lacrima riga il suo volto come ad indicare che in lui c’è e rimane un profondo conflitto interiore.

Bilanciere di questa lotta diplomatica il Generale Grievous che ha ottenuto il comando delle droidi armate dopo la morte di Dooku

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Figura che non vuole aggiungere nulla alla storia o rappresentare qualcosa di fondamentale ma solo essere una versione fantascientifica del classico pirata dall’alito fetido e i metodi spicci a capo della sua ciurmaglia. Una delle tante citazioni ai film di pirati che sono fra le ispirazioni di Lucas.

Il duello fra Grievous e Obi-Wan è un momento d’alta adrenalina che apre alla parte centrale del film che è senza dubbio quella che più gronda sangue nella storia di Star Wars.

Prima l’eliminazione brutale ed efferata del gruppo di Jedi che tentano di arrestare Palpatine, fra i morti c’è anche Mace Windu che muore nel tentativo di eliminare il futuro Imperatore.
Fu Samuel L Jackson in persona a chiedere questa fine, sapeva che doveva morire e chiese a Lucas una fine gloriosa. Detto fatto.

Poi l’ascesa di Darth Vader, la scelta del suo nome, la decisione di Anakin di cedere al Lato Oscuro, la trasformazione di Palpatine che mostra il suo reale volto ormai consumato dal male.

E da lì la tragedia, la caduta degli eroi: tutti i Jedi vengono traditi ed eliminati dai cloni che stavano guidando in un gigantesco domino di morte che scorre senza dialoghi davanti a noi che vediamo i Jedi venir sterminati mentre il tempio Jedi è preso d’assalto ed è Anakin stesso ad occuparsi dei bambini.

La cosa più toccante è senza dubbio la reazione di Yoda che crolla in ginocchio gravato da ciò che percepisce attraverso la Forza: morte degli oltre diecimila Jedi che lui ha iniziato all’addestramento, o addestrato direttamente, nel corso degli oltre ottocento anni di vita.

Da qui il film assume più il tono della tragedia, nella prima parte la guerra alzava più il ritmo, dopo lo sterminio dei Jedi tutto si fa molto più cupo e la situazione peggiora di momento in momento fino all’apice nonché vittoria del male stesso e cioè quando Palpatine dichiara la fondazione dell’Impero ottenendo uno scrosciante applauso di approvazione dell’intero Senato a cui è stata fornita una versione volutamente distorta degli eventi accaduti.

Obi-Wan e Yoda ritrovano i cadaveri dei Jedi e da lì parte la necessità di fermare i Sith, affrontarli e tentare un ultimo disperato attacco.

Per McGregor è il film della maturazione, soprattutto come personaggio mostrando un Obi-Wan molto lontano dal giovane sarcastico per una figura sempre più importante fra i Jedi e sempre più potente nonché saggia.
Ma anche gravata da ciò che è accaduto, il suo confronto con Padmé e il dolore che esprime nel rivelare ciò che ha fatto Anakin mettono in luce un lato umano in Obi-Wan.
Lo vediamo arrabbiarsi, disperarsi, tentare di giustificare Anakin scaricando tutta la colpa su Palpatine.

Alla fine tutto si conclude laddove dove doveva concludersi: bene e male incrociano le armi nell’ultima grande battaglia.

Yoda irrompe nel senato per affrontare Palpatine e McDiarmid è favoloso nel mettere in luce tutta la goduria del suo personaggio che assapora d’avere in mano l’intera galassia e di aver finalmente perpetrato la vendetta dei Sith.

Il duello fra Yoda e Palpatine è spettacolare, adrenalinico e per quanto già scritto ha un valore simbolico enorme quando Palpatine usa le piattaforme del senato per fermare il suo avversario. Un ottimo modo per dire che con l’Impero il senato finisce in pezzi.

Questo duello è montato insieme a quello molto più importante fra Obi-Wan e Anakin.

Ma prima che i due ex amici incrocino le lame c’è un doppio dialogo fra Padmé, Anakin ed Obi-Wan di cui lascio il video. Qualsiasi parola non darebbe giustizia.

La rabbia cieca e incontrollata di Anakin, la determinazione di Obi-Wan mista ad un senso di disperazione per dover affrontare il suo migliore amico, il dolore straziante di Padmé.

Un grande momento seguito poi da un duello lunghissimo, pregno di epica, una cavalca adrenalinica che richiese ben due settimane di riprese e che si conclude con Vader senza più gambe e braccia lasciato a bruciare vivo lungo le rive del pianeta vulcanico.

Una devastazione fisica necessaria per spiegare perché è entrato dentro l’armatura, un’operazione che va di pari passo alle scene in cui Padmé viene fatta partorire per salvare i gemelli visto che lei si sta volutamente lasciando morire.

E queste due scene sono un crescendo davvero emozionante.

La morte di Padmé è straziante, sarebbe stata meno dura se fosse stata ferita, ma l’idea che si sia volutamente lasciata morire è un pugno nello stomaco.
E una delle cose che più mi piace di quella scene sono le orecchie di Yoda che le abbassa creando un’espressione fortissima che fa risaltare quando il piccolo Jedi non ne possa più di tutto quel dolore e quella morte.

E sulle note della musica che accompagnava il funerale di Qui-Gon emerge Darth Vader nell’armatura nera. Lucas sfrutta ogni singolo secondo per far respirare epicità che già si sentiva quando la maschera si era chiusa sul volto martoriato di Anakin, una chiusura seguita poi dal primo respiro.

Ma perché usare la musica del funerale di Qui-Gon invece della classica marcia imperiale? Perché quella scena non doveva rappresentare una marcia trionfale, ma la “morte” (in senso lato) di Anakin e il suo funerale conclusosi con l’ingresso nell’armatura nera.

Il finale fa da anello di raccordo: l’Impero che emerge, un breve scorcio della Morte Nera, i gemelli mandati nella loro casa adottiva col film che finisce davanti ai due soli di Tatooine, il pianeta natale di Anakin e dove Luke crescerà.

Un film perfetto molto maturo, talmente tanto da ricordare da vicino lo stesso spessore di L’Impero Colpisce Ancora non per niente Episodio III lo piazzo al secondo posto nella mia personale classifica.

Una cavalcata emozionante ed adrenalinica, epica, strutturata bene nel mostrare come Anakin diventa Vader e come i Jedi sono collassati insieme alla Repubblica.

Si cita la vecchia trilogia fra battute e design delle navi, si rivede Chewie. Si chiude il cerchio fra le due trilogie nella maniera migliore possibile.

La computer grafica da vita al bellissimo duello spaziale che apre il film dove vengono abbandonati i caccia per gli incrociatori spaziali mentre il computer porta sullo schermo pianeti del fascino di Mustafar e figure come quella di Grievous.

La conclusione del film davanti ai due soli di Tatooine con la musica di Williams ad accompagnare la sequenza porta a termine l’esalogia nonché mette la ciliegina sulla torta.

Una torta con cui Lucas si è fatto perdonare parecchi errori confermando però d’avere bisogno sempre di qualcuno a fianco, avrebbe dovuto farlo anche con gli altri film.

Però cento, anzi mille passi in avanti rispetto alla spenta conclusione della prima trilogia. Epicità e drammaticità, solida sceneggiatura ed emozione pura.

Davvero bello, davvero un’ottima conclusione, ha saputo farsi apprezzare anche se la base della storia era già scritta: si sapeva chi avrebbe vinto e chi perso, ma nonostante questo La Vendetta dei Sith conquista e attrae.

Almeno, chi ha un po’ di senso critico. Lo zoccolo duro non ha mollato il colpo neanche davanti ad un film che ha soprattutto aspetti positivi.

Ed è proprio con Episodio III si vede che lo zoccolo duro vuole solo criticare aggrappandosi davvero alle quisquilie come il fatto che Christensen porta sullo schermo un Vader molto più impulsivo di quello della trilogia originale.

Una differenza del tutto giustificabile: c’è un salto temporale di 19 anni, ci sta che anche Vader debba crescere.

E questo è solo un esempio, c’è anche chi ha detto che Episodio III non doveva avere tutta quella CGI. Immaginatevi lo scontro fra Obi-Wan e Anakin in un mondo simil terrestre.

Ad ampliar ancor di più la crociata dello zoccolo duro le parole di Lucas che dice di guardare i film in ordine di episodio perché con l’esalogia conclusa Star Wars diventa la tragedia di Anakin Skywalker.

Apriti cielo: lo zoccolo duro inizierà a sostenere che bisogna iniziare a vedere dal film del 1977 perché in fondo è così logico iniziare a leggere un libro da metà.

E la crociata è continuata quando Lucas ha rimesso mano alla vecchia trilogia apportando miglioramenti e cambiamenti anche sostanziali per rafforzare la continuity.

Il punto più discusso la presenza di Christensen in Episodio VI: al termine di quel film Luke vede i fantasmi del padre, di Obi-Wan e di Yoda. Nel 1983 Anakin era interpretato da Sebastian Shaw, in tempi moderni Lucas ha tolto Shaw per inserire Christensen.

Tuoni fulmini e tempesta, lo zoccolo duro la sta menando ancora oggi con questa storia quando ha senso: chi ha interpretato Anakin nei prequel? Christensen dunque ci sta che sia lui in quella scena.

Altri cambi sono l’inserimento di McDiarmid in Episodio V, nel 1980 c’era un’attrice nella scena in cui Vader parla con l’Imperatore. Anche questa è una scelta coerente: McDiarmid è da sempre l’interprete di Palpatine.

Le poche battute di Boba Fett sono state ridoppiate dall’attore che ha fatto Jango così da mantenere il fatto che Boba è un clone.

Poi sicuramente ci sono delle correzione del tutto senza senso come il prorompente “no” di Vader un attimo prima di eliminare Palpatine o inserire più rocce davanti ad R2 in Episodio IV.

Ma in gran parte i cambiamenti ci stanno perché la continuity o la mantieni da entrambe le parti o non la mantieni, mantenerla a metà non avrebbe molto senso.

Ma guai a toccare la sacra trilogia originale che lo zoccolo duro ha posto su un piedistallo intoccabile vedendola come qualcosa di perfetto e senza sbavature.

La realtà è un’altra: soggettivamente ognuno ha le sue preferenze, oggettivamente non c’è una saga migliore dell’altra.

C’è un grande lavoro di fantasia, di creazione e realizzazione ma anche tante imperfezioni.

Se la vecchia trilogia aveva uno spirito più “caloroso” e leggero la nuova cambia tono per un vestito più adulto. Però ad esempio la sceneggiatura è più spessa rispetto al passato e sa cogliere meglio le occasioni chiave.

Pregi e difetti che si equilibrano, per me Star Wars va vissuta senza inutili lotte o crociate che trovano il tempo che trovano e che si fondano sul nulla.

Anche se però un po’ mi abbandono al pessimismo con tocchi di ostruzionismo quando vado a pensare alla nuova trilogia in arrivo.

Circa un paio d’anni fa Giorgione ha venduto in blocco la LucasFilm alla Disney e da lì sono iniziati i guai.

Prima di tutto l’Universo Espanso.

Per universo espanso si intende quell’insieme di libri, videogiochi, fumetti ecc che coprono i buchi temporali prima e fra i film. Materiale talvolta scadente, talvolta eccellente come ad esempio il libro di James Luceno Darth Plagueis.

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L’universo espanso è stato azzerato dalla Disney cancellando molto materiale che faceva da radice ai prequel stessi.

Seconda cosa da mani nei capelli l’idea di costruire una nuova trilogia calandosi completamente le braghe davanti allo zoccolo duro.

Anziché mandarli all’inferno e puntare a raccontare le antiche guerre fra Jedi e Sith in un prequel del prequel la Disney si è messa a lavorare per costruire una nuova trilogia successiva ad Episodio VI richiamando in blocco il vecchio cast e togliendo l’uso massiccio di CGI.

E l’assenza della CGI si vede già solo dal trailer: ambienti simil terrestri ovunque, anziché fare cento passi avanti sfruttando le migliorie tecnologiche si è fatto un ritorno al passato perché allo zoccolo duro non andava la CGI.

Si è fatto tornare il tanto desiderato e amato Han Solo, un Harrison Ford che mi ha profondamente deluso per questo cambio di opinione anche se a metà anni novanta aveva deciso di non interpretare più quel ruolo.
Ma all’epoca era sulla cresta dell’onda e non aveva bisogno di altro, oggi che è ormai un pensionato non può fare altro che accontentarsi oppure riciclarsi nei ruoli che gli hanno dato fortuna in passato.

Ma come ha già dimostrato nel quarto Indiana Jones non è più tagliato per interpretare questi ruoli quindi si tratta di un probabilissimo boomerang.

Tornano anche Hamill e Fisher che non vedono più un set da oltre trent’anni, già erano scarsi, non voglio neanche pensare a come siano ridotti ora.

Non posso nascondere che il trailer mi ha fatto venire gli occhi lucidi perché Star Wars è e rimane nel mio cuore, ma lo spirito critico mi spinge a vedere un mero leccamento di culo verso i fan anziché coraggio di proseguire sulla strada già tracciata da Lucas con la nuova trilogia.

Fanservice Wars come ha scritto giustamente qualcuno.

Il film sarà sicuramente fatto bene perché JJ Abrams pur non essendo il miglior regista del cinema moderno ha sicuramente più qualità tecniche di Lucas.

Però si tratta di uno Star Wars alla mercé del mercato, della necessità di guadagnarci.

Anziché testare la coerenza dello zoccolo duro la Disney gli viene incontro dandogli tutto ciò che hanno chiesto per sei anni trovandosi due attori falliti e uno che è stato grande, ma ormai è troppo vecchio per questi ruoli. Senza escludere la povertà visiva, nel 2015 tutti quei mondi terrestri è davvero uno spreco.

Poi si è già vista una spada laser rossa, ma i Sith sono estinti in via definitiva: c’era una stirpe che partiva da Naga Sadow le cui conoscenze sono morte con Palpatine. E su questo si basava la questione della Profezia: aldilà di eliminare il Lato Oscuro far morire l’ultima persona che aveva le conoscenze dei Sith.

Però queste sono cose narrate nell’Universo Espanso diventato carta straccia quindi per fare un Sith basta una spada laser rossa quando non è affatto così.

Io mi gioco quello che volete che i prequel saranno totalmente surclassati e neanche citati, l’impressione che ho è di una nuova trilogia che punti a voler tagliare via quella parte con somma gioia dello zoccolo duro.

Non lo saprò mai perché io Star Wars 7 non vado a vederlo.

Mi piange il cuore doverlo dire, quanto volevo vederlo, ma dare i soldi per un’opera puramente commerciale che non ha i coglioni quadrati di osare va contro ogni mio principio.

Se vuoi fare, se vuoi metterti in gioco, se vuoi tirare fuori le palle bene, sono incuriosito. Questo svendersi proprio mi fa solo incazzare.

E oltre ad una nuova trilogia la Disney produrrà una serie di spin off, il primo sarà dedicato alla squadriglia Rogue, la prima flotta di caccia ribelli.

Altro progetto fanservice.

Che squallore, che peccato vedere Star Wars ridotto così. Giorgione mi ha deluso per come si è svenduto, la Disney ha sbagliato tutto e lo zoccolo duro dovrebbe armarsi di più senso critico.

Sono intransigente? Si e no, sicuramente c’è dispiacere nel non vedere le guerre fra Jedi e Sith però non ci vuole molto per comprendere che il progetto puzza di marketing e che gli attori vecchi non funzioneranno. Poi come ho detto magari il film sarà anche bello, ma bisogna proprio abbassare a zero le aspettative.

Anzi a meno di zero.

Tornando alla vera esalogia e al vero Star Wars scorrono i titoli di coda per questa lunga recensione ed è dunque il momento di tirare le somme.

Alla saga in sé va un 9.5 non figlio della media matematica, ma di una valutazione globale di un’opera non perfetta ma emozionate. Il valore affettivo e la qualità sempre molto alta ne hanno segnato il successo.

Come già detto per me non c’è una trilogia vincente, c’è una compensazione fra errori e pregi.

Venendo alla valutazione dei singoli film riprendo in mano la mia classifica di preferenza dove al primo posto, come già detto, c’è

1) L’Impero Colpisce Ancora

10 tondo tondo, il film è perfetto in ogni sua parte. Con le modifiche apportate da Lucas per migliorare la continuity ha guadagnato ancor più punti consolidando ancor di più la funzionalità di un sequel che ha dimostrato quanto possa essere maturo e convincente Star Wars.

2) La Vendetta dei Sith

9.5, mezzo voto in meno e seconda posizione per quelle scene sull’origine della ribellione tagliate in sala di montaggio. Posso anche capire le motivazioni portate da Lucas, ma avrei preferito averle così da avere un cerchio ancor più preciso nella chiusura e nell’unione dei due archi narrativi.
La parte conclusiva, soprattutto il duello incrociato fra bene e male, è qualcosa di spettacolare.

3) Una Nuova Speranza

8 più per il valore affettivo che altro, il film è molto lineare e semplice, ciò che gli permette di essere al terzo posto è soprattutto ciò che ha significato sia per Star Wars (la fama, il successo e la gloria) e per i singoli fan.

4) L’Attacco dei Cloni

7.5 i difetti che già segnalavo comportano un mezzo voto in meno, ma nulla di così trascendentale: il film è un bel salto di maturità per Giorgione e per Star Wars, mi sono sempre piaciute le novità apportate nel canovaccio della storia e la trama in generale.

5) La Minaccia Fantasma

6 stiracchiato più che altro per la buona volontà che Lucas ci ha messo nel tentare di frenare i tanti errori. Non li avesse fatti, o almeno ne avesse evitato qualcuno, questo film avrebbe potuto anche essere superiore all’Episodio II.

6) Il Ritorno dello Jedi

Chiude la mia classifica con 4 una delusione fatta film, davvero sbagliato tutto dall’inizio alla fine. Peccato perché si poteva tirare fuori decisamente di più da questa storia.

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14 thoughts on “A Long Time Ago in a Galaxy Far Far Away–Star Wars: La Recensione

  1. Onestamente avendo un’idea dei tuoi gusti pensavo che avresti schifato la nuova trilogia. Non la trovi fin troppo bambinesca? Credo che quei tre film abbiano un approccio scanzonato e leggero e in modo anche esasperante, non si percepisce il minimo pathos o emozione se non nella parte finale de “La vendetta dei Sith” ( il risveglio di Darth Vader o la lotta tra allievo e maestro ammetto che hanno un buon respiro epico). Peraltro sono esente da quella critica che hai fatto circa lo snobismo dei fan della vecchia trilogia poiché, sembrerà incredibile, ma non ho ancora visto i primi tre Episodi. In secondo luogo hai deciso di non guardare il film di Abrams al cinema e pensi di recuperarlo successivamente per altre vie oppure hai calato il de profundis più assoluto su questa continuazione della saga?

    • Alcuni punti dei prequel li trovo bambineschi e li ho criticati (Jar Jar soprattutto), ma in generale non trovo che sia esente da emozioni o pathos anzi a me ha sempre tenuto alto l’interesse. Soprattutto tutta la trama su Anakin ha un grande impatto, a me ha sempre fatto impazzire.
      Per quel che riguarda la terza trilogia ho calato il de profundis: io non vedrò né uno di quei tre film né uno degli spin off. I soldi alla Disney per soddisfare i desideri altrui anziché fare film non glieli do.

  2. Sono circa due giorni, praticamente da quando l’ho letto, che non trovavo un momento per fermarmi a commentare come si deve questo tuo post, che non ho timore a definire uno dei cinque più belli che io abbia mai letto su questa piattaforma Word Press, comprendendo anche le utenze americane che seguo per restare aggiornato su cinema e fiction televisiva.
    Rido pensando a quante cose incredibilmente stupide e banali ho letto, prima di questo tuo intervento, sia sui blog specializzati, sia sui media tradizionali, proprio riguardo la saga di Star Wars e mitologia correlata e rido soprattutto pensando che quegli articoli portavano la firma di redattori verosimilmente pagati per riempire uno spazio fisico o virtuale con opinioni professionali ed aerano spesso dei semplici copia&incolla rimaneggiati quel tanto che basta a farli sembrare propri.
    Rido e penso di essere fortunato nell’aver incontrato il tuo spazio e nell’aver potuto arricchire la mia conoscenza (oltre tutto già deviata da anni di militanza nerd… ho gestito per anni una fumetteria, quindi essere nerd, come essere otaku era una necessità ontologica…) con il tuo articolo.
    Hai scritto tanto (grazie!) ed hai scritto bene (grazie ancora, perché si comprende tutto al primo colpo!) e soprattutto non hai mai ceduto a quelle tentazioni sensazionalistiche che per ottenere un colpo di scena forzano la realtà, falsandola.
    la tua visione dei film della sga è perfetta e la condivido al mille per cento ed è davvero cosa rara riuscire a leggere una critica complessiva ed esaustiva della saga che riesca sezionare ogni film ed ogni segmento narrativo essenziale e soprattutto a riconoscere, tra le righe , la paternità delle scelte stilistiche.
    Consoci Lucas, Spielberg, Kasdan ed usi tale conoscenza per spiegare una saga che è diventata mito, quindi argomento scottante, fatto di schieramenti e barricate, ma certo non le nostre, grazie al cielo, spiriti liberi.
    Ora mi fermo, ma voglio ripetere che hai spostato l’asticella della qualità dei post su questo argomento talmente in alto che sarà difficile sia per te(spero di no!), sia per gli altri (di questo sono certo!) saltare ancora di più!

  3. Saga senza precedenti, sotto certi aspretti. Non amo particolarmente la seconda saga, nonostante il cast e la buona mitologia. Manca di maturità, come già ti hanno detto.
    In merito all’idea dei nuovi lavori con ritorno, che dire? Harrison Ford non mi è affatto dispiaciuto nel Quarto capitolo di Indiana Jones ma credo che il merito vada a Spielberg, nell’aver adattato il personaggio alla sua età, cosa non affatto ovvia. Perciò dico, aspettiamo per giudicare. Dipende dalla storia che sicuramente deve comportare una evoluzione dei personaggi storici. Chissà?
    Insieme al Signore Degli Anelli, Star Wars offre un attaccamento alla saga come nessun altra.

  4. Io mi trovo pienamente d’accordo con te.. Nella mia classifica xó ho invertito ep 3 con ep 2 e ep 1 con ep6 ma mi trovo a rivalutare la mia scala cosi: 5-2-4-3-1-6.. (il 3 non riesco a metterlo piu in alto x il motivo k mi viene il fastidio x come finisce, Anke se so k doveva x forza finire così)..
    Ma permettimi di dissentire con te su una cosa…. Hai, giustamente, fatto presente k lo zoccolo duro dovesse avere più elasticità mentale e tu cosa fai?? Mi cadi proprio su questo?? No, vai a vedere l’episodio 7 poi ne discutiamo dopo.. Effettivamente di CGI era troppa da rendere troppo freddo e distaccato tutto.. Ha solo un po esagerato (conta k io adoro i prequels in toto, ma il troppo è stucchevole).. In qst episodio non lo hai ancora visto non puoi dire.. Vallo a vedere! E in qst caso sii tu piu elastico solo x vederlo!:)

    • Infatti l’ho scritto che un po’ ero intrasigente con la mia decisione di non andare a vedere Episodio VII, forse mi abbasso al livello dello zoccolo duro, forse no. Però io non riesco a provare nessun interesse per questo proseguo 😦

  5. Una recensione scandalosa, analisi del ritorno dello jedi da ufficio inchieste…………..poi vorrei capire come fa un appasionato della saga a non andare a vedere episodio VII per me non sei un amante della saga ma uno snob cinefilo da quattro soldi…tra l’altro la pasione per la saga nasce con un a nuova speranza il primo film del 77′,che unisce contenuti interessanti ,innovazione tecnologica e avventura che cambia la visione della fantascienza modello lento alla star trek e la fa conoscere al grande pubblico ….

    • Probabilmente è proprio che ci tengo così tanto a Star Wars che non voglio vedere Episodio VII. Amare una saga non vuol dire buttarsi nelle fiamme ogni volta che si pronuncia il suo nome, ma anche essere critici laddove è necessario. Come Il Ritorno dello Jedi: okay forse io sono eccessivamente catastrofista, ma non è un bel film. Non è scritto bene, non ha un minimo di emozione né qualche idea davvero originale. E gli Ewok fanno schifo, le motivazioni di Lucas anche di più.

  6. Che dire. Non sono molto d’accordo con te per quanto riguarda le analisi e i timori della nuova gestione Disney. Per il resto trovo la tua analisi dell’esalogia classica assolutamente corretta. Complimenti, una delle migliori retrospettive mai lette in questi anni.

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